le Visionèr

28 agosto 2009 di berry

Torno all’interruttore della luce e lo spengo. Al buio si pensa meglio… Dunque: facciamo mente locale…perchè mi ritrovo nel passato? Come può essere successo? Mente lascio questi enormi punti interrogativi vagare nella mia mente, infilo una mano nella tasca della giacca ed estraggo il pacchetto di sigarette. Le sigarette: ma certo! Vedete, è da un po’ che acquisto questa marca di sigarette, le “Visionèr”, e su 20 sigarette ce ne è una che ti permette di avere delle visioni così reali che ti sembra di viverle in prima persona…o così almeno sostiene la pubblicità. E’ un prodotto sperimentale, in commercio da poco ed ha il pacchetto letteralmente “pregno” di scritte che ti avvertono sugli effetti nocivi del prodotto…tanto che all’inizio pensavo che le sigarette si chiamavato “DANGEROUS!”…ma costano così poco!            E per uno scrittore squattrinato-emigrato e strampalato, risparmiare più pecunia possibile, è un must!

Va bene, abbiamo capito la causa e stiamo vivendo l’effetto; probabilmente l’ultima “Visionèr” che ho picciato era la sigaretta coi superpoteri. Ma adesso? Che ci faccio al buio nella casa della mia gioventù mentre “Wanted dead or alive” mi fa da colonna sonora?

Cerchiamo di capirci qualcosa, và.

Mi accendo una Visionèr, aspiro una dose di nicotina marziana ed apro la porta che da sull’esterno.

giro l’angolo

27 agosto 2009 di berry

Il sole è una costante da queste parti e se non fosse per i palazzoni alti 45 piani, incastrati sapientamente uno con l’altro, sembrerebbe di essere in Arizona o giù di lì. Giro l’angolo. L’appuntamento con l’agente immobiliare è imminente (per fortuna) ed ho proprio voglia di farmi una bella visita di un locale parzialmente arredato. Giro l’angolo. Ci siamo quasi: il suo ufficio dovrebbe essere da queste parrti. Certo che orientarsi tra questi casermoni non è cosa da poco…sembrano tutti uguali, con gli stessi balconi, con le stesse tende parasole. Giro l’angolo.

….

Credo di essermi perso o smarrito se più vi aggrada. Faccio un giro su me stesso di 360 gradi, tanto per dare la parvenza a chi mi guarda di essere il classico turista che si perde in una nuova città.

Giro l’angolo e la vedo lì. E’ una mia fotografia segnaletica…c’è scritto che sono ricercato dalla Polizia Marziana. C’è scritto anche che c’è una riconpensa a che mi consegnerà alle forze dell’ordine.

Poi è buio. Poi i casermoni non ci sono più. Poi sto camminando per un corridoio. Poi sento la chitarra di Richie Sambora che attacca. Poi incomincio a sudare. Poi cerco a tastoni l’interruttore della luce. Poi lo trovo. Poi lo accendo. Il ragazzino di fronte a me mi guarda come se avesse visto un fantasma. Poi guardo meglio: quella è la mia immagine riflessa nello specchio che c’era nella casa dei miei genitori. La canzone attacca e io mi guardo attorno.

E’ sempre lo stesso, solo i nomi cambieranno
Ogni giorno sembra che deperiamo
Un’altro posto dove  visi sono freddi
Guiderei ogni notte solo per tornare a casa

Sono un cowboy, su un cavallo d’acciaio
Sono ricercato, vivo o morto
Ricercato, vivo o morto

A volte dormo, a volte no, per giorni
E le persone che incontro vanno nelle loro diverse direzioni
A volte vedi il giorno
Secondo la bottiglia che bevi
E le volte che sei solo non fai altro che pensare

Cammino queste strade, una seicorde carica sulle mie spalle
Suono per sempre, perché potrei non rifarlo
Sono stato ovunque, e ancora tengo alta la testa
Ho visto milioni di face e le ho tutte scosse

Sono un cowboy, cavalco un cavallo d’acciaio
Sono ricercato, vivo o morto
Sono un cowboy, ho la notte dalla mia parte
Sono ricercato, vivo o morto
Ricercato vivo o morto


fuori

8 agosto 2009 di berry

La strada, l’asfalto, le linea viola della segnaletica stradale: tutto è così luminoso. Sono le 11.30 e manca ancora un’ po all’appuntamento con l’agente immobiliare: quasi quasi mi sdraio su quella panchina e passo il tempo oziando. Mi avvicino, solo la strada mi separa da lei. Cerco le striscie pedonali: ma dove sono? Guardo a destra. Niente. guardo a sinistra. Niente di niente.

Guardo in alto, instintivamente.

Le striscie, o strisce (fate voi), sono lì, a cinque sei metri sopra di me, viola come le altre parenti…hanno un che di trasparente…a preoccuparmi non è tanto se reggeranno o no il mio peso, ma piuttosto mi chiedo come farò a raggiungerle.

Passa un classico abitante del luogo, guarda a sinistra e poi a destra e quindi si innalza nell’aere e attraversa le striscie spedito.

Mi sforzo, mi concentro, ma l’unica cosa che riesco a fare è una sonora pera al gusto di Lungimiranza: che pivello.

Nella mente mi passa la frase che la vocina elettronica mi ha dedicato nel bar:

“Possano i tuoi piedi portarti lontano”…mmm…ci dev’essere un trucco, o qualcosa di simile.

Dopo un oretta passata a meditare sopra i significati intrinsichi delle frasi zen, mi gioco il tutto per tutto e quindi busto eretto, testa alta, pancia in dentro, sedere in fuori e sbatto tre volte i tacchi delle mie scarpe  tra di loro ripetendo tre volte “voglio attraversare la strada!“.

Poi tutto diventa facile, le strisce viola mi vengono a prendere e mi accolgono, ma da dove cavolo viene questa musichetta? Sembra di essere in attesa con il 187!!!

Finalmente sono dall’altra parte, la Lungimiranza, alla fine, ha fatto effetto. Mi avvio verso l’agenzia immobiliare pensando al potere delle scarpe di vernice.

Ma vuoi vedere che quella vecchia babbiona che dormiva alla stazione dei treni e a cui io ho fregato le scarpe era in realtà la strega cattiva dell’ EST???

OH MY GOD!

il bar

7 agosto 2009 di berry

Non sono mai stato una afecionados dei bar, ma quando sei in giro per una città sconosciuta e magari la polizia ti bracca, nell’attesa di un appuntamento per vedere un locale e con in tasca una carta di credito non tua…beh…il bar è un must!

Entro e la voce elettronica mi saluta con un cordiale messaggio zen:

“Possano i tuoi passi portarti lontano”

Io sorrido, ma poi rifletto; le mie scarpe di vernice nera sono alquanto scomode per sfuggire al braccio violento delle legge:  la prossima fermata sarà un negozio di scarpe. Mi avvicino al bancone e la barista disincantata e più rossa di un pacchetto di Diana rosse mi guarda e mi fa:

“Che bevi bellezza?”

Io mi intimidisco subito, per fortuna lei rovina tutta l’atmosfera:

“Prima lil pedaggio, poi l’abbeveraggio!”

Metto la mano in tasca ed estraggo la carta di credito. Gliela passo:

“..mmm..una PAY POY…mi devo fidare?”

“La fiducia  è come un boomerang: ritorna sempre indietro” dico io citanto Scapione.

Lei passa il rettangolo plasticoso nel lettore. Attende il BIP:

“Bel posto, davvero carino: ce l’avete la Lungimiranza?” chiedo per rompere il ghiaccio che si forma sempre quando la carta di credito che hai dato alla cassa non emana nessun BIP.

“Lattina, bottiglietta o alla spina?” risponde lei tenendo gli occhi fissi sul muto marchingengno elettronico:

“Bottiglietta, plìz” rispondo ostendando una calma apparente più che mai.

BIIIIIIIIIIP!

Finalmente, stavo per spifferare tutto e confessare!:

“Ecco la tua Lungimiranza, bella fresca!” esordisce gioviale.

Il tappo fa PSSSS, la Lungimiranza fa GLU-GLU-GLU ed è vero: è davvero fresca. Mi appoggio al bancone e fisso la strada che oltre il vetro fumè, sembra piombata nelle tenebre:

“Non ti ho mai visto prima, sei un extracomunitario?”

La Lungimiranza mi va di traverso e sputazzo la bibita macchianto la vetrata fumè che perde, così, tutto il suo romanticismo:

“Diciamo di sì, extracomunitario lo sono sempre stato”.

Bevo un altra sorsata e attendo che la lungimiranza faccia effetto. Poi ritiro la carta di credito, saluto ed esco.

La voce elettronica, cordialmente, mi saluta con un’altra frase Zen:

“Possano il tuo cervello e la tua panza essere sempre pieni”.

Non male come augurio, me lo devo ricordare quando scriverò i bigliettini natalizi.

il vicolo oscuro

6 agosto 2009 di berry

La sirena continuava a suonare ed io, quatto quatto, continuavo ad aspettare che smettesse. Attorno a me solo l’oscurità. Poi all’improvviso mi ricordai degli occhiali da sole che avevo ancora sul naso. Attorno a me, ora, un’ po meno oscurità. Il bidone per la raccolta differenziata di “carte di credito scadute” che mi ripara ha un che di rassicurante; lo tocco, lo sfrego, lo accarezzo…forse riesco ad infilare la mano nella fessuraaaaAAAAHIA! Qualcosa mi ha morso: mi devo succhiare il dito altrimenti rischio un infezione… Passa la polizia.Si ferma a pochi passi da me e dal bidone.

Nell’oscurità del vicolo c’è un silenzio mistico. Quando mi trovo in questi frangenti, solitamente, ascolto il mio cuore e faccio pensieri puri, eppure falsi e contradittori: potere del silenzio. Ora invece il chomp-chomp del mio succhiare rompe quell’estasi e attira l’attenzione delle forze dell’ordine:

-Cosa è stato?- dice il primo poliziotto

Mi accorgo di aver esagerato e interrompo la disinfettaz…la disenf…smetto di succhiare il pollice.

Ascolto.

I poliziotti pure:

-Ehi!- irrompe il secondo poliziotto -Questa carta di credito non è scaduta!-

-Ma la smetti di rovistare nei bidoni, Bill?- lo ammonisce il secondo -Dai qua!-

Sento qualcosa che mi sfiora i capelli, abbasso lo sguardo: è la carta di credito in questione.

-Diamoci una mossa Bill- riprende il secondo- C’è un malvivente che ci aspetta: andiamo di là!”

Malvivente. Questa poi. Eppure c’è qualcosa in questa parola che mi piace, come se mi fosse sempre appartenuta. Decido di mettere l’appellativo in tasca e dato che ci sono, ci metto anche la carta di credito. Magari trovo un bar che accetta la…come si chiamoa la carta?…PAY POY? Dev’essere una carta di credito basata sulla fiducia… Decido di fidarmi ed esco dal vicolo in direzione opposta di quella presa dalla Polizia.

Magari trovo un bar.

Magari mi faccio una bella lattina di Lungimiranza…chissà se su Marte ce l’hanno?

la telefonata

5 agosto 2009 di berry

Mi avvio alla cabina telefonica e devo dire la verità: devo fare mente locale; com’è che funzia?…mmmm…c’è un libretto di istruzioni:

PER EFFETTUARE CHIAMATE LOCALI APRIRE IL DITO POLLICE ED IL DITO MIGNOLO E PORTARSI LA MANO ALLA FACCIA COME DA FIG.1.

COMPORRE IL NUMERO NELL’ARIA FACENDO ATTENZIONE ALL’ORDINE DEL TASTIERINO NUMERICO INTERSPAZIALE, COME DA FIG.2.

AL TERMINE DELLA CONVERSAZIONE VI SARà RICHIESTO L’IMPORTO.

INSERIRE L’IMPORTO COME DA FIG.3.

Leggermente scettico e con un contrappunto stizzoso per le avanguardie marziane seguo tutta la procedura e compongo il numero dell’agenzia immobiliare:

“Agenzia Immobiliare “Non Solo Case”, in cosa posso aiutarla?”

“Chiamo per l’annuncio che ho letto sul muro: il monolocale”

” (rumore di tappo di spumante) bene signore; che ne dice di dare un’occhiata direttamente sul posto?”

“Va bene, possiamo fare oggi pomeriggio? Sono indietro con le incombenze fisiologiche e trovare un gabinetto pubblico sembra impossibile: avrei proprio bisogno di farmi una bella visita al monolocale!”

“La capisco signore, il decreto del marzo scorso ha proclamato la chiusura di tutti i gabinetti pubblici e nei locali…la capisco. Facciamo alle 15?”

“Sarebbe meglio alle 14.30: non credo di riuscire a trattenere ancora per molto la … curiosità!”

“Benissimo allora (suono di lingua di Menelicche) la aspetto all’agenzia. “

Al termine della conversazione si apre uno sportelletto meccanico ed una voce elettronica mi chiede di inserire qualche spicciolo. Io che non giro mai con soldi spicci sono preso alla sprovvista e decido lì per lì di fare dietro front e di andarmene.

All’uscita dalla cabina una sirena incomincia a suonare, un flash mi abbaglia e la voce elettronica mi intima l’alt. Ma io sono a corto di avventure e non mi faccio pregare più di tanto; con un paio di balzi felini e con un capitombolo accompaganato da qualche imprecazione, guadagno in pochi minuti l’oscurità del vicolo. Sono un fuggiasco: che esperienza!

nulla è come sembra

4 agosto 2009 di berry

Passeggiando passettòn passettoni ho incominciato a filosofare su questioni più o meno importanti:

“Nulla è come sembra” mi ripetevo mentalmente. Ed infatti è proprio così che funzia.

Prendiamo questo pianeta: Marte. A prima vista ci sono solo casermoni e condomini popolari abitati da chiassosi marziani e da qualche terrestre che ha deciso di dare una svolta alla sua vita…ma in realtà c’è molto di più.

“Nulla è come sembra” mi ripeto mentalmente. Ed infatti è proprio così che funzia.

AFFITTASI MONOLOCALE PARZIALMENTE ARREDATO/PREZZO MODICO/SOLO UOMINI.

“Nulla è come sembra” mi ripetevo mentalmente mentre leggevo l’annuncio affisso al muro davanti a me; ma poco importa. Decido di dare un’occhiata all’appartamento e compongo il numero dell’agenzia immobiliare.

passo doppio

3 agosto 2009 di berry

Nel cercare di capire l’insistenza e nel provare a comprendere il come ed il perchè cosa faccio?
Creo un blog!
Scrivere on line è sicuramente più affascinante che farlo su di un documento vuoto ed è una scusa per tappare i buchi che la noia sparpaglia e sparpiglia nelle mie giornate.
Quindi Berry Will Write…almeno così sembra ;)